sabato 28 maggio 2016

Al di là delle montagne


il film di Jia Zhang-Ke ritrae la Cina dall’inizio di questo secolo al futuro prossimo e lo fa raccontale tappe decisive del destino di una donna. Quando la vediamo la prima volta Tao è una diciottenne che sprizza felicità: si gode il capodanno del 1999 cantando e ballando. Tao è corteggiata dal ricchissimo Zhang e dal poverissimo Lianzi: a lei piacciono entrambi per ragioni diverse; cede al primo solo perché è più determinato, insistente, perché il secondo non le rivela quanto è meschino il suo rivale (lo ha fatto licenziare dalla miniera per toglierselo di torno), perché suo padre si fida troppo di lei per influenzare le sue scelte. All’inizio lo spettatore crede di trovarsi di fronte al classico triangolo amoroso dagli esiti prevedibili: come potrà mai essere felice Tao con un uomo prepotente, sbruffone, violento e pavido insieme? Nasce un figlio e il padre lo chiama Dollar. Intanto Lianzi, che ha dovuto trasferirsi in cerca di lavoro, ha trovato un’altra miniera, e malato di tumore ai polmoni torna distrutto nel paese d’origine con moglie e figlio. Le cure gliele pagherà Tao, che vive sola con una certa agiatezza, dopo aver divorziato dal marito e rinunciato al suo bambino. L’ultimo atto di questo film, esasperante per la sua lentezza ed entusiasmante per la sua profondità, si svolge in Australia, dove il povero Dollar frequenta il liceo, odiando il padre con cui non ha nulla in comune, neppure la lingua. Al collo Dollar porta ancora le chiavi che la madre Tao gli ha donato l’ultima volta che si sono visti, quando lui aveva sette anni. L’incontro con un’insegnante di cinese risveglierà nel ragazzo il desiderio di Cina e di mamma e il rifiuto di tutta l’asettica ricchezza paterna. Come la protagonista, la Cina ha abbandonato i suoi valori secolari, incarnati dal dignitoso pretendente povero e dal padre di Tao, e si è buttata tra le braccia del capitalismo, uscendone devastata da tutti i punti di vista. La metafora non schiaccia i personaggi, anzi ne esalta la tragicità, come succedeva nel teatro greco. Tao è Zhao Tao, la meravigliosa protagonista di Io sono Li di Andrea Segre.

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