sabato 7 maggio 2016

Autobiografia di una femminista distratta


leggendo Autobiografia di una femminista distratta di Laura Lepetit (Nottetempo) mi sono rivista nei primi anni Novanta a Milano, per me la terra promessa dei libri e dell’editoria. Lavoravo da Rosellina Archinto e mentre scoprivo come funzionava una piccola casa editrice, compravo romanzi ovunque, sulle bancarelle, nelle librerie con lo sconto, direttamente dagli editori. Così ho incontrato Laura Lepetit, andando nella sede della Tartaruga, il posto dove si raccoglievano le mie autrici preferite. Lepetit m’intimidì molto. Ricordo che le chiesi un consiglio sul libro migliore per cominciare a leggere una scrittrice e lei perentoria, se amiamo un autore ci piace tutto di lui. L’Autobiografia non è per nulla perentoria, è un’amabile divagazione sugli incontri fondamentali di una vita. Appaiono il Tonio Kroger di Thomas Mann, Cesare Garboli che si fa dare al ristorante gli avanzi per i suoi gatti, Carla Lonzi e il gruppo Rivolta femminile, l’amatissima Gertrude Stein, la vecchissima e pimpante Leni Riefenstahl, la Nanda e il suo gusto di raccontare… Come editrice Lepetit si riconosce un gran fiuto e rivendica con orgoglio di aver pubblicato tre futuri Nobel: Alice Munro, Doris Lessing e Nadine Gordimer. Da lettrice confessa di avere in casa ignorati capolavori come Guerra e pace, Delitto e castigo e La montagna incantata, non sa se avrà tempo e voglia di leggerli, ma le fa piacere sapere che potrà farlo. Parla di vecchiaia, del conforto dato dai gatti, dalla campagna, dalle marmellate fatte da lei e dal lavoro a maglia. A proposito della scrittura femminile cita Marguerite Duras: “C’è un rapporto intimo e naturale che da sempre lega la donna al silenzio, quindi alla conoscenza e all’ascolto di sé. Questo porta la sua scrittura a quella autenticità che invece manca allo scrivere maschile, la cui struttura rimanda troppo a saperi ideologici, teorici.” Come non essere d’accordo?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Preoccupato: oggi solo un libro?