giovedì 5 maggio 2016

Caffè amaro

quando viene presentata alla sorella maggiore del futuro marito, Maria, appena quindicenne, è così intimidita da non avere il coraggio di chiedere lo zucchero nel caffè e da quel momento continuerà a berlo così (dovrà essere una matura e appagata signora per reclamarlo abbondantemente zuccherato). Caffè amaro, il nuovo romanzo di Simonetta Agnello Hornby è un tuffo nella storia siciliana tra fine Ottocento e prima metà del Novecento: su uno sfondo storico accuratamente ricostruito si svolgono le vicende della protagonista, legata sia al fascinoso e ricco marito Pietro, sia al vero amore della sua vita, Giosuè, che conosce da quando è bambina. Maria è figlia di un avvocato socialista squattrinato, è stata cresciuta come una ragazza indipendente e i genitori non sono entusiasti della proposta di matrimonio che arriva per lei dal trentaquattrenne possidente locale, Pietro Sala, famoso per i gusti raffinati e la prodigalità. Sposare Pietro consente a  Maria di viaggiare per l’Italia, di coltivare il suo amore per la musica, di avere una splendida casa, di educare come vuole lei i due figli e, non ultimo, di scoprire le gioie del sesso, perché lui è un grande amatore. Nel matrimonio non mancano gli aspetti negativi: c’è una cognata invidiosa che trama contro Maria fino all’ultimo giorno della sua vita; Pietro ha il vizio del gioco e delle donne. Ma i tradimenti subiti aiutano Maria  a sbarazzarsi dei suoi scrupoli: la vecchia passione per l’amico Giosuè viene consumata sia pure saltuariamente e con discrezione. Dagli incontri tra Giosuè, che prima fa la carriera militare, poi diventa deputato, poi subisce la persecuzione razziale in quanto ebreo, nasce Rita, l’ultima figlia di Maria, accolta con grande gioia dall’ignaro marito. Come le è proprio, Simonetta Agnello Hornby della sua Sicilia riesce a ricostruire  voci, atmosfere, sapori, coniugando la ricerca storica al piacere dell’immaginazione.        

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