domenica 29 maggio 2016

Dalla parte di lei


mi capita raramente di leggere un libro in tempi dilatati, quasi sempre finisco per consumare le letture tutte d’un fiato. E mi perdo il piacere di fantasticare sulle pagine, di immaginare, negli intervalli in cui faccio altro, cosa potrà accadere e di riflettere su ciò che già è accaduto. Dalla parte di lei di Alba de Céspedes l’avevo cominciato di slancio in Sicilia, deliziandomi di fronte alla prima e alla seconda parte; tornata a Roma sono stata presa da impegni di lavoro e solo ieri ho potuto riprenderlo in mano e finirlo. Si comincia con la descrizione del soffocante nucleo familiare della protagonista Alessandra: la madre pianista, bella e infelice; il padre cupo impiegato; la vecchia serva Sista, e l’ombra del fratello morto a tre anni. E poi il casamento di via Paolo Emilio a Prati: durante il giorno incontrastato regno delle donne, che con i mariti al lavoro, vivono la loro vita segreta, fatta di chiacchiere e di complicità. La madre di Alessandra s’innamora del giovane inglese nella cui villa dà lezioni di piano; vorrebbe andar via con lui; il marito la ricatta usando la figlia; la donna si butta nel Tevere, nel punto in cui era caduto il suo bambino. A questo primo tempo che ricorda la Morante di Menzogna e sortilegio segue un secondo tempo altrettanto suggestivo, anche se ambientato in tutt’altro scenario. Alessandra, sconvolta dalla morte della madre, viene mandata in Abruzzo dalla nonna paterna. È per lei la scoperta di un mondo atavico di cui ignorava l’esistenza; da lei ci si aspetta che prenda marito e si fermi in campagna. Con l’aiuto dello zio e la complicità della nonna, che pur non capendola, apprezza la sua caparbietà, Alessandra riesce a studiare da privatista. Quando rifiuta di sposare Paolo, che le piace e sarebbe anche un buon partito, viene rispedita a Roma. Da Prati suo padre si è trasferito sul Lungotevere Flaminio, Sista li lascia, Alessandra lo deve accudire: vuole continuare a studiare, ma si trova un lavoro perché sono a corto di soldi. Il terzo atto della vicenda, quello che mi mancava e che mi è piaciuto di meno, racconta la storia d’amore della protagonista con Francesco, professore universitario che sposerà. Francesco delude le aspettative amorose della moglie: da fidanzato adorava ascoltarla, passeggiare con lei,  baciarla; da marito si tuffa nell’azione politica (è un convinto antifascista, finisce pure in prigione), non ricorda onomastici e anniversari, non vuole che lei partecipi alla lotta e non è neppure geloso di lei. Come va a finire non lo rivelo. Quando nel 1948 Arnoldo Mondadori, leggendo il manoscritto, provò a contestarne il finale, l’autrice delusa gli scrisse: “Forse, caro Mond, voi trovate ‘illogico’ l’epilogo perché siete un uomo.” Dalla parte di lei ha tanto ancora da dire sul rapporto tra i due sessi, ma su questo travolgente desiderio di romanticismo, io Alba de Céspedes proprio non riesco a seguirla.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E ovunque sia Alba de Céspedes se ne farà una ragione. Amen