mercoledì 4 maggio 2016

di tempi duri non so granche

presa la maturità a Zurigo, mio nipote Tommaso prima di studiare economia, ha scelto di prendersi un anno sabbatico. Per un po’ ha lavoricchiato in città, poi ha preso il brevetto di maestro di sci, ha insegnato ai bambini, poi è volato in Nicaragua. Mi ha molto colpito la mail che ha mandato ai familiari dopo sei settimane a Somoto, ospite di una famiglia locale. Se c’è una realtà opposta a quella svizzera questa è la realtà nicaraguense. Tommaso racconta di gente che lavora fino alle quattro e poi si mette in strada su sedie di plastica a vedere i bambini che giocano a calcio per strada, di pasti fatti di riso e fagioli tre volte al giorno, dell’importanza che ha lì la chiesa (a messa la domenica tutti cantano a squarciagola “Jesus  es mi senor” e all’inizio a lui veniva da ridere, ma poi ha capito che “una certa fede la puoi avere solo se hai passato tempi duri, e io di tempi duri non ne so granche”) . Questi mesi in Centro America valgono più di qualsiasi master, bravo Tommaso. Che poi mio figlio lo voglia raggiungere a giugno, appena finita la scuola,  già mi preoccupa, ma il problema è tutto mio.        

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