lunedì 2 maggio 2016

Diluvio di fuoco

Amitav Gosh è un degno erede della tradizione narrativa ottocentesca. Il suo Diluvio di fuoco getta luce sulla prima guerra dell’oppio tra inglesi e cinesi, culminata con la conquista di Hong Kong da parte dei primi, ma tanto all’autore sta a cuore la precisione storica, tanto tiene alla credibilità dei suoi  personaggi, alla loro originalità. Prendete la storia tra Zachary, giovane marinaio americano e Mrs Burnham che lo assume per riparare il suo budgerow (un bungalow galleggiante). Lei vive in una grande casa di Calcutta con un marito sempre via per affari, lui è un ventenne ingenuo: si comincia con la donna che lo mette in guardia dai pericoli dell’onanismo e si finisce con amplessi interminabili consumati in appuntamenti segreti. La relazione dai toni boccacceschi ha un epilogo tragico: la scoperta del sesso rende Zachary sicuro di sé e alla lunga lo priva di scrupoli morali; nel seguito del romanzo lo vedremo rivestire il ruolo di arricchito e ricattatore. Altro protagonista del racconto è Kesri, un giovane indiano che si arruola nell’esercito britannico contro la volontà del padre che l’aveva destinato all’agricoltura. Grazie al suo coraggio, Kesri conquista la fiducia del suo capo, ma sperimenta sulla pelle tutti i maltrattamenti che i sepoy (i soldati indiani) subiscono da parte degli inglesi, e soprattutto soffre nel combattere una guerra non sua, contro una popolazione (quella cinese) che sente derelitta al pari della propria. Ci sono poi Shireen, la vedova di un commerciante d’oppio che scopre che il marito aveva un’amante e un figlio maschio di cui non le aveva mai parlato; accetta di conoscere il ragazzo e si mette in viaggio verso Macao, per poi rifarsi lì una vita, e Neel, ex raja, divenuto spione al soldo dei cinesi. Le quattro narrazioni convergono nelle pagine finali dedicati al conflitto anglo-cinese. Diluvio di fuoco, tradotto in italiano da Anna Nadotti e Norman Gobetti per Neri Pozza, è il  volume conclusivo della trilogia che comprende Mare di papaveri e Il fiume dell’oppio: se non ci si allarma per qualche riferimento a fatti e personaggi di cui si è parlato altrove, il libro è godibilissimo di per sé. 

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Sono dell’opinione che, per capire a pieno questo volume, andrebbe letta l’intera trilogia. Mare di papaveri resta il più straordinario dei tre. Nonostante la mole, si legge in un attimo. E ne vale la pena.