giovedì 5 maggio 2016

Il matrimonio di piacere

in apertura del suo ultimo romanzo, Il matrimonio di piacere (tradotto da Anna Maria Lorusso per La nave di Teseo)  Tahar Ben Jelloun presenta un narratore ambulante che dà queste coordinate alla narrazione che seguirà: “una storia d’amore folle e impossibile” dietro alla quale “c’è anche molto odio e molto disprezzo, molta cattiveria e molta crudeltà”. Il protagonista maschile del libro, Amir, un commerciante di Fès, è un uomo pavido che ha il terrore dei conflitti. L’unico suo atto di coraggio (che nasce da un’intesa sessuale e sentimentale di cui lui stesso è meravigliato) è portarsi a casa dal Senegal la bellissima e nerissima Nabou; lui è già sposato con Lalla Fatma e ha quattro figli, ma come musulmano sa che può permettersi un’altra moglie.  Nabou all’inizio incontra molte difficoltà a casa di Amir: l’unico a essere gentile con lei è Karim, il figlio più piccolo che ha la sindrome di Down, mentre Lalla Fatma non esita a ricorrere a un mago per eliminarla. Quando Nabou partorisce due gemelli, uno bianco e uno nero, la prima moglie ha un crollo definitivo che la porterà a una morte precoce. Oltre alla storia d’amore, l’altro filo rosso che segna la storia è il razzismo: quello che soffre per il colore della sua pelle Nabou tra i marocchini e quello che soffriranno suo figlio Hasser e il figlio di lui Salim (questi due non verranno creduti quando racconteranno alla polizia la loro origine). Sullo sfondo l’indipendenza del  Marocco dai francesi e le migrazioni recenti  verso l’Europa. Molto suggestiva la ricostruzione dei luoghi: da Fès a Dakkar, da Tangeri a Casablanca.   

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