martedì 3 maggio 2016

La felicità dell'attesa

si parte e si torna molto nell’ultimo libro di Carmine Abate, La felicità dell’attesa, uscito da Mondadori: la storia di tre generazioni della famiglia Leto  è tutto un andirivieni dall’America alla Calabria e c’è pure una nonna mulatta, Shirley, che nel paese di Hora diventa un punto di riferimento per la comunità. Mescolando realtà e fantasia Abate racconta le avventure del nonno Carmine, che fa il manovale a New York, sposa Shirley e torna al paese, dove va incontro a una morte prematura e violenta. Ma il vero protagonista del libro è Jon, il figlio di Carmine, che emigra negli Stati Uniti alla caccia degli assassini del padre e incappa niente di meno che in Norma Jeane, la futura Marilyn Monroe,  con cui intreccia una relazione tenera e appassionata che durerà negli anni e lo segnerà per la vita. Jon finirà per sposare e fare due figli con Annina, la più bella di Hora, innamorata di lui da sempre, ma il suo cuore resterà con la meravigliosa ragazza che ha coronato il sogno di diventare attrice senza trovare la felicita. Nume tutelare di Jon è Andy Varipapa, campione di bowling, soprannominato il Greco per le sue origine arbëresh, che protegge il giovane dalla brama di vendetta e gli dà aiuto nei momenti cruciali. I figli di Jon crescono come “orfani bianchi” cioè lontani dai genitori (dopo la morte di Marilyn lui si fa raggiungere a New York dalla moglie per essere aiutato nella sua attività di ristoratore e Carmine e Lina restano con la nonna in Italia). Una volta adulti, Carmine si trasferirà a Berlino e Lina girerà per il mondo (lei è la sola della famiglia a non sentire Hora e la Calabria come punto di attrazione, avendo sofferto sulla propria pelle la ristrettezza di vedute dei paesani). Il fascino maggiore del romanzo consiste nel suo impasto linguistico: dialetto, italiano e arbëresh si fondono non solo nei dialoghi ma anche nella narrazione con grande naturalezza e incisività.         

1 commento:

Anonimo ha detto...

Le pagine che raccontano il sesso con Marilyn sono tra le più brutte della narrativa italiana contemporanea