sabato 7 maggio 2016

La primavere di Gordon Copperny Jr


Gordon Copperny Jr ha undici anni, un padre tutto dedito al suo lavoro di costruttore di attaccapanni e una madre che lo assilla (“da quando è nato ha sempre visto la mamma davanti ai suoi occhi, talmente vicino da occupare metà del suo orizzonte, come una benda da pirata”). L’ultima cocente delusione l’ha avuta quando ha chiesto un pesce rosso e dal padre si è visto consegnare una lasca agonizzante con un amo in gola. Due ladri entrano in casa per una rapina e viene coinvolto anche Steve  McCboom l’uomo che bussa alla porta per vendere tagliaerba. I ladri scappano portandosi Gordon e Steve come ostaggi; Steve riesce a sottrar loro il bottino, a farsi rilasciare insieme al ragazzo e intraprende con lui una fuga nella vecchia Plymouth. Comincia una parte on the road con il semi barbone che trova nella spontaneità del suo giovane compagno un motivo per riscattarsi e uscire dal suo abbrutimento. Sembra di stare in un film americano, ma sentite come descrive bene Matteo Cellini il rapporto tra i due: “McCBoom ha questa idea terribile e disgustosa della propria vita – una enorme discarica riempita fino all’orlo; non ha mai provato a distinguere i rifiuti, non ha mai provato a differenziarli, a scoprire se fossero suoi o se qualcun altro li portasse lì; e non ha mai cercato, allora, di riciclarli - correggerli, provarli di nuovo, renderli ancora utilizzabili. Ecco: McBoom è stato commissariato; un bambino ha vinto l’appalto”. Il problema di Cellini è che accanto alla prevalente vena ironica che si esprime con un linguaggio fantasioso, ha una vena zuccherosa. È quest’ultima a prendere il sopravvento nel racconto del ritorno a casa di Gordon. Un po’ un peccato, ma La primavera di Gordon Copperny jr è un bel passo avanti rispetto al primo libro di Cellini, Cate e io, e non ne mancheranno altri in futuro.

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