lunedì 9 maggio 2016

La tristezza ha il sonno leggero


“Ognuno se ne va in giro con un mucchietto di dolore incapsulato dall’infanzia alla ricerca di una persona a cui far pagare i torti subiti”: nella sua seconda prova narrativa La tristezza ha il sonno leggero  (Longanesi) Lorenzo Marone mette in scena Erri, un quarantenne napoletano che non si è mai ripreso dal divorzio dei suoi, avvenuto quando aveva cinque anni. Entrambi i genitori si sono risposati e hanno avuto altri figli: Erri è rimasto un “mezzo figlio”, e a questo fa risalire la catena di fallimenti della sua vita: un lavoro che non gli è mai piaciuto, la fine del rapporto d’amore con la moglie. Ma Marone ama dare una seconda possibilità ai suoi personaggi e quindi mentre ci illustra per flash il passato di Erri, ci racconta anche i suoi sforzi di uscire dal pantano di autocompatimento in cui è sprofondato. Alla storia di Erri, s’intrecciano quelle dei suoi numerosi parenti: prima di tutti la moglie Matilde che da un giorno all’altro gli rivela di scoparsi un altro; poi i fratellastri, Giovanni l’affidabile e Valerio lo scapestrato; la mattissima sorellastra Flo; la terribile madre ex democristiana, ex fan di Berlusconi; il padre intellettuale mancato che vende biglietti al parco giochi; Mario, l’amatissimo compagno della madre; Rosalinda, la dolcissima compagna del padre; la travagliatissima figlia di primo letto di Mario, Arianna. Il gioco regge bene fin verso la fine quando il tema della paternità prende il sopravvento e lo scrittore napoletano scopre troppo le carte. Nel complesso meglio di La tentazione di essere felici.

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