mercoledì 4 maggio 2016

Nel giardino dell'orco

Adèle è una donna piena di paure (paura di restare incinta, paura di prendere l’aids, paura di morire) ma la cosa che le fa più paura in assoluto è la mediocrità: l’idea di una vita che si esaurisca nel lavoro, il marito, il figlio, le visite ai parenti, le cene con gli amici, le chiacchiere con l’amica. Per combattere la mediocrità Adèle fa sesso con chi le capita a tiro, il collega del marito, il tizio trovato su internet, il suo capo… Gli uomini in genere non si tirano indietro e dopo aver scopato con lei la cercano ancora: questo la gratifica, seppure fuggevolmente. Di Adèle conosciamo la madre Simone, una donna acida che detesta la figlia ed è invidiosa del buon partito che si è aggiudicata; conosciamo il marito Richard, un gastroenterologo di buona famiglia, molto innamorato ma scarsamente interessato al sesso; conosciamo il figlio Lucien, un bambino che lei ha voluto sperando che la curasse, che riempisse il suo vuoto. Nel giardino dell’orco, il libro della scrittrice marocchina Leïla Slimani, tradotto in italiano da Elena Cappellini per Rizzoli, ha vinto il Prix Mamounia, il maggior premio letterario del Marocco. È un libro sulla solitudine, sul non riuscire ad amarsi e sull’autodistruzione perseguita con lucidità.  

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