sabato 14 maggio 2016

terzo giorno

l'entusiasmo di Dorit Rabinyan, la scrittrice israeliana che ha interrotto l'intervista per dire, you read my book! e l'ha ripetuto dopo, incredula, al suo ufficio stampa; lo sguardo concentrato di Marilynne Robinson mentre rispondeva alle mie domande sui suoi meravigliosi romanzi; la gentilezza di Amitav Gosh, che lasciava che si raffreddasse il suo tè per parlarmi infervorato della sua trilogia; Simonetta Agnello Hornby che fa spuntare sua nonna e sua madre in tutto quello che scrive; il turco Uyurkulak che si accalorava pronunciando parole misteriose (che poi il suo traduttore e interprete Luis Miguel Sevella rendeva un po' meno misteriose); il francese di Mahi Binebine talmente espressivo che mi sembrava di capirlo; e infine i sogni americani di Silvia Pareschi che sono riusciti a tenermi in piedi anche se ero ormai alla dodicesima intervista. Intorno il salone, sempre più frastornante: la gente che s'aggirava stravolta, il rumore, le file ovunque, i libri divenuti una massa indistinta. La soddisfazione di aver incuriosito il ventenne figlio dell'operatore, con noi in veste di fonico: generalmente perso nel suo cellulare, voleva sapere della Robinson, del perché fossi così emozionata all'idea di incontrarla, di cosa scrivesse (e l'aspetto inusuale della scrittrice, con i lunghi capelli grigi e la bella faccia hanno contribuito a imprimergliela nella memoria).

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante, sarai stanca ma credo soddisfatta!

Anonimo ha detto...

Ohhhh ma quanto sei soddisfatta!