giovedì 2 giugno 2016

Crepuscolo


ho amato tutta la Trilogia della Pianura di Kent Haruf, ma questo terzo volume Crepuscolo (tradotto da Fabio Cremonesi per NN) è quello da cui mi sono separata più a malincuore. Riappaiono in apertura Harold e Raymond, i due vecchi fratelli misericordiosi che in Canto della pianura avevano accolto a casa loro la giovane Victoria, incinta e ripudiata dalla madre. Accompagnano Victoria e la sua bambina in città, dove la ragazza intende riprendere gli studi e poi accade un terribile incidente: un toro del loro allevamento s’imbizzarrisce e uccide Harold. La sorte di Raymond, rimasto solo dopo una vita in simbiosi con il fratello s’intreccia con quella di DJ, un undicenne che si prende cura del vecchio nonno e con quella di Rose, un’assistente sociale. C’è in Crepuscolo quel senso di comunità di affetti tra persone diverse tra loro che è la caratteristica distintiva di Haruf, e c’è anche uno sconsolato ritratto di una famiglia incorreggibile, quella dei Wallace. Betty e Luther sono due esseri incapaci di prendersi cura di sé: vivono in una roulotte sempre sporca, fanno una spesa allucinante (tutta surgelati impapocchiati) con i buoni forniti dall’assistenza, subiscono le incursioni di un parente violento e soprattutto lasciano che questo infierisca sui loro bambini. Rose, che si trova a gestirli, cerca di contenere le pulsioni negative della coppia, di non separarli dai figli, ma alla fine deve cedere di fronte a tanta ignavia. C’è poi la storia di Mary e delle sue bambine; quando il marito, che lavora in Alaska le comunica che non ha intenzione di tornare, la donna si dispera, si mette con un tipo sbagliato, si trascura, fa un incidente, poi rinsavisce. Come faccio senza altri racconti da Holt, Colorado?

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