lunedì 6 giugno 2016

Esodo

abbiamo tutti di fronte agli occhi le immagini di campi profughi, di frontiere, di porti affollati; Domenico Quirico sceglie di aprire il suo libro Esodo,  Storia del nuovo millennio (Neri Pozza) con quelle dei luoghi di partenza di quelle folle: intere parti del mondo svuotate, paesi abitati solo da vecchi, campi abbandonati, case in rovina. Ci chiedevamo come sarebbe stato il nuovo millennio, quali fantasmagoriche invenzioni l’avrebbero contrassegnato: Quirico ci dice, eccolo il terzo millennio è tutto contenuto in una formula, la “Grande Migrazione”. L’”Europa avara e tentennante”, che appare come un secchio d’acqua rimasto all’aria aperta (sembra pulita ma se ci metti la mano dentro questa si ricopre di sporcizia) può opporre alla migrazione muri, chilometri di filo spinato, crudeli rimpatri, ma sono tutti patetici palliativi. Lui si è mischiato ai partenti, è salito su una carretta che si è arenata nei pressi di Lampedusa; è stato in Tunisia dove i primogeniti hanno l’onore di tentare la sorte;  ha visitato il Mali con i suoi villaggi che sopravvivono sulle rimesse dei migranti; ha percorso la frontiera tra Marocco e Spagna: ovunque miseria, disperazione, violenza, mancanza di una alternativa qualsiasi.  Nel girone delle vittime, la sorte più crudele è riservata alle donne: c’è chi viene stuprata ripetutamente prima di riuscire a partire, chi per restare in vita deve darsi alla prostituzione.  E infine c’è la minaccia costituita da Daesh: il “comunismo della sofferenza” è stato infranto dal cuneo della propaganda fondamentalista. Scrive Quirico: “sulle barche cominciano forse a salire i primi uomini che il califfato ha già corrotto, modificato dentro. Uomini che vi imbarcano il germe dell’odio verso l’altro e per i quali il delitto, l’eliminazione dell’impuro si fa naturale comportamento”. Intanto noi “abitanti di un mondo in declino trepidiamo soltanto per la nostra ricchezza”.  È difficile trovare su questi temi una visione lucida e potente come quella di Domenico Quirico.

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