mercoledì 8 giugno 2016

L'altra figlia

“quando sono nata eri già morta da due anni e mezzo. Tu sei la figlia del cielo, la bambina invisibile di cui non si parlava mai, la grande assente da tutte le conversazioni. Il segreto” : L’altra figlia di Annie Ernaux (traduzione di Lorenzo Flabbi, L’Orma) è  una lettera alla sorella mai conosciuta. Il tema non è la morte, è il silenzio, la strategia scelta dai genitori per vivere il loro lutto senza includervi la seconda figlia. Almeno questa strategia fosse stata portata avanti con successo; a dieci anni Annie sente la madre parlare con una cliente sulla soglia del negozio e scopre di aver avuto una sorella, morta a sei anni di difterite. Frasi come “è morta come una piccola santa” e “era più buona di quella lì” marchiano a fuoco la bambina, che da allora non farà che ragionare sull’altra, sulle ragioni della scomparsa di lei e su quelle della propria sopravvivenza (anche Annie si ammalerà molto da piccola, persino di tetano, ma poi se la caverà). Interrogandosi su Ginette (nome mai pronunciato in presenza dei genitori), cercando di seppellire una volta per tutte il fantasma che ha aleggiato sulla sua adolescenza e la sua maturità, Ernaux si chiede se non sia stata lei, il baratro di omissioni intorno a lei, a spingerla a diventare scrittrice. Come ne Il posto dedicato alla figura paterna, ne L’altra figlia in cui a dominare è la madre, la scrittrice francese riesce a trasformare un’esperienza privata in una testimonianza universale. Ha detto Ernaux in una recente intervista a Marco Missiroli: “in testa ho sempre lo scopo di far affiorare una vicenda che valga la pena di far rivivere, nel modo in cui io l’ho assorbita”: e in questa capacità unica di riprodurre quel modo credo consista il segreto della sua scrittura. 

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