venerdì 17 giugno 2016

Soli e perduti

in un’immaginaria città israeliana, la Città dei Giusti, con i soldi di un ricco vedovo americano che vuole fare un omaggio alla moglie scomparsa, viene progettato un mikveh, un bagno rituale. Soli e perduti  di Eshkol Nevo (tradotto da Ofra Bannet e Raffaella Scardi per Neri Pozza) racconta quello che accade durante la costruzione e poi intorno a questo bagno, che per motivi misteriosi scatena i sensi di chi vi si accosta. Romanzo corale, ritratto di un paese che più folle e contradditorio di così non potrebbe essere, Soli e perduti  mette in scena un sindaco ossessionato dal lavoro; il suo tuttofare che ha rinunciato all’amore della sua vita e ha sposato una donna frigida da cui ha due amatissimi figli; l’amata del tuttofare che torna dopo sette anni a cercarlo; un vecchio e colto fabbro russo venuto in Israele per un’ebrea conosciuta in una casa di riposo; il nipotino introverso dell’ebrea che trova un punto di riferimento nel nonno acquisito; un ornitologo arabo che fa il manovale e viene incarcerato perché usa il binocolo… Divisi tra desideri carnali e paura di castighi divini, i personaggi s’incontrano, si scontrano, si amano, si separano. L’arrivo nella Città dei giusti del benefattore americano in compagnia della sua maestra di clarinetto farà scoprire a tutti l’uso improprio del bagno rituale (che nei vecchi russi risveglia la potenza sessuale) e porterà all’abbattimento della costruzione. Ironica, sorprendente, capace di aderire alle fantasie e alle malinconie più intime degli uomini e delle donne rappresentate, la scrittura di Eshkol Nevo si conferma di libro in libro una delle più interessanti della letteratura ebraica contemporanea.    

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