lunedì 20 giugno 2016

Tutti vogliono qualcosa


non fosse stato per la passione di mia figlia per il regista americano Richard Linklater non avrei mai visto Tutti vogliono qualcosa. E all’inizio mi sono sentita un po’ a disagio seduta accanto a lei davanti allo schermo dentro il quale muscolosi giocatori di baseball appena conosciutisi nella casa offerta loro dal college pianificano le scopate e le bevute del week end. A distinguere questo film dalle migliaia di storie ambientate nelle università statunitensi è la capacità del regista di imprimere un sottofondo nostalgico all’evocazione della goliardia: raccontando la manciata di giorni che precede per un gruppo di ragazzi sportivi l’inizio dei corsi, Linklater ferma l’attimo in cui tutto sembra possibile, riproduce la sensazione di libertà e spensieratezza data dall’abbandono del nido familiare, offre la rappresentazione plastica della gioia di sentirsi giovani, pieni di forza e legati gli uni agli altri in modo indissolubile. In più Tutti vogliono qualcosa è un tuffo negli anni ottanta, nel come ci si vestiva, come si ballava, cosa si cantava e il protagonista Blake Jenner è molto carino. Peccato solo che gli attori siano tutti più grandi dei diciotto-ventenni che dovrebbero impersonare.

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