venerdì 1 luglio 2016

da Managua a Granada

l'albergatore gentile di Managua, Manfred ha risolto tutti i nostri problemi pratici, organizzandoci un transfer per Granada e  offrendosi di tenere ai ragazzi le tavole quando saremo sulle isole. A colazione ho familiarizzato con il gallo pinto, il riso e fagioli che qui compare tre volte al giorno nei piatti. Buono. Arrivati a Granada, abbiamo deciso di provare l'esperienza dell'autobus locale per andare al mercato dell'artigianato. Per trovarlo abbiamo girato a lungo, rimbalzati da un angolo all'altro della città da persone loquaci e sorridenti ma dalle idee confuse. Tommaso parla spagnolo come loro, almeno dal punto di vista dell'accento e tutti sono contenti di comunicare con lui. Il viaggio in autobus è stato lunghissimo perché faceva mille giri e mille fermate. Dentro vendevano di tutto, roba da mangiare e strane pillole. Noi non destavano alcuna curiosità e Tommi ci ha intrattenuto con i racconti del suo soggiorno qui. L'ha colpito in particolare la permanenza presso un pescatore che ha combattuto duramente per la rivoluzione, arrivando a mangiare iguane per la fame, e poi non ha ottenuto nulla per il proprio paese, ed è andato a sbattere in faccia al capo del governo, suo ex compagno di battaglia, la spilla che aveva ricevuto. Il mercato locale era pieno di frutta e di polvere, quello dell'artigianato un insieme di boutique coperte stracolme di souvenir bruttarelli. Facevano eccezione le amache, di tutti i colori e le fogge; solo che a Sperlonga l'abbiamo già e portarsene una dietro sarebbe stato faticoso. Alle quattro e mezza abbiamo preso un tour con una ragazza tedesca per andare a vedere la lava sul vulcano Masaya. All'ingresso c'erano cinque sei macchine e pulmini in fila; sembrava una cosa normale e invece abbiamo aspettato circa due ore perché pare che gli addetti alla salita stessero festeggiando un santo e quindi non aprivano. Neanche a dirlo, Tommaso ci ha intrattenuto con altre storie sui suoi compagni di viaggio occasionali, tra cui la svizzera tirchia che lo faceva cucinare negli ostelli, e sui suoi progetti per il futuro (è proiettato verso le relazioni internazionali e io ce lo vedo bene). Affacciarsi al buio su un cratere sul cui fondo ribolle un fiume incandescente di lava è davvero incredibile: l'impressione è quella di essere a un passo dall'inferno. Cena rapida in albergo con gli occhi già semichiusi dalla stanchezza e a letto alle nove.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Olè