sabato 9 luglio 2016

Io e Mabel

"stando con Mabel ho imparato che diventiamo più umani quando scopriamo, anche per mezzo dell'immaginazione, che cosa significa non esserlo." Il libro di Helen Macdonald, Io e Mabel, tradotto da Anna Rusconi per Einaudi è un tuffo in un mondo alieno, quello della falconeria. Uno potrebbe pensare: i falchi? Che me ne importa a me dei falchi, del loro addestramento, della loro cura, dal momento che alla maggior parte di noi capita di vedere un falco di sfuggita da bambino allo zoo. Ma quella che racconta Helen Macdonald nel suo particolarissimo stile erudito (fin troppo: all'inizio ci si sente schiacciare dalla sua competenza in materia e dai lunghi riferimenti bibliografici che concludono i capitoli) è un'esperienza che prima o poi tutti dobbiamo sperimentare: un lutto e le strategie per sopravvivergli. Il padre di Helen, celebre fotografo inglese, da lei amatissimo, muore all'improvviso. Lei si sente devastata e si butta nell'avventura di allevare un astore, un tipo di falco molto grosso e pericoloso. Da bambina Helen ha imparato a osservare gli uccelli con il padre, ha divorato storie di animali: sa tutto sui falchi. In particolare c'è un libro che l'accompagna nella sua impresa: è The Goshawk di T.H.White (l'autore delle storie di Merlino raccontate nella Spada nella roccia), il resoconto di una lotta corpo a corpo tra un intellettuale e l'astore che prova ad addestrare, riversandogli addosso, senza volerlo, tutte le sue frustrazioni. Attenta a non compiere gli errori di White, Helen dedica sé stessa a Mabel, la sua astore, arrivando a sperimentare una forma di simbiosi con lei. È il momento in cui occuparsi dei bisogni del rapace, insegnarle a fidarsi di lei, farla volare, portarla in giro per strada senza che si spaventi diventa una ragione di vita e offre anche un'ottima motivazione per evitare il contatto con i propri simili. Il momento della massima alienazione da sé: ma poi Helen si rende conto che non può essere Mabel, che deve trovare in sé e nel legame con le persone che ama la forza di andare avanti. La seconda parte del libro scorre molto più agevolmente; entriamo nella logica di Helen e ci godiamo la descrizione dei progressi di Mabel e del consolidarsi del loro legame. Ci sono tanti fagiani e pulcini dilaniati in questo libro (l'astore questo fa, caccia) ma ci sono anche momenti domestici in cui si gioca con le palline di carta e ci si gode la conquistata fiducia. Macdonald ci tiene a sfatare il mito della falconeria come arte riversata agli uomini, alla classe nobiliare ed espressione della volontà di potenza (i nazisti avevano fatto degli astori un loro simbolo). C'è un altro modo per amare questi animali ed è questo un modo che può aiutarci a ritrovare la via che credevamo perduta.

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