venerdì 8 luglio 2016

la gente di Corn Island

 il più grande spettacolo di questa isola è la sua gente. Seduta sulla sdraio nel giardinetto dell'hotel sono separata solo da una staccionata bianca dalle persone che a tutte le ore del giorno passano di qui, a piedi, in bicicletta, in moto, in macchina. A tratti sembra di stare in Giamaica: giovanotti nerboruti che si aggirano dondolandosi con lo stereo in mano; a tratti in Africa: i Miskito sono i nativi, sono in genere quelli con la pelle più scura, i più piccoli di statura e i più discriminati; a tratti a New Orleans: creoli dal colore caffellatte. Il barista sulla spiaggia oggi ha accennato alla festa di fine agosto, che celebra la liberazione dalla schiavitù; ne parlava con grande fierezza e ha aggiunto di discendere dagli schiavi, ma di avere, come molti qui, il cognome cinese del nonno. Si è vantato di parlare, oltre al creolo e allo spagnolo, l'inglese per cui era andato a studiare a Leon; ci ha mostrato una cicatrice in testa, ha detto che un brutto incidente in motorino gli ha impedito di continuare gli studi; ha aggiunto che ama suonare e ballare e questo gli fa apprezzare la vita. È un posto che ne ha viste delle belle; ci è approdato Cristoforo Colombo; ci si sono rifugiati i pirati; è stata girata qui un'edizione dell'Isola dei famosi. I turisti vengono tollerati come l'ennesima razza strana approdata su queste spiagge; ogni tanto qualcuno prova a vendere conchiglie giganti, panzerotti fritti, o gite in barca, ma sembra lo faccia più per curiosità e passare il tempo che con animo imprenditoriale; non c'è un negozio di souvenir. Tanto, a tenere lontane le masse di turisti, ci pensa lei, la palude infestata da zanzare che occupa il centro dell'isola. Farsi divorare dagli insetti è il prezzo da pagare per godersi il mare. Una bella bonifica come quella raccontata da Pennacchi nel suo Canale Mussolini?

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