mercoledì 6 luglio 2016

Numero undici

come l'altro Jonathan (Franzen), Jonathan Coe nel suo ultimo romanzo, Numero undici, Storie che testimoniano la follia (traduzione di Mariagiulia Castagnone, Feltrinelli) esprime tutto il suo disagio per la piega che ha preso il mondo contemporaneo. Protagonista qui come in Purity, una giovane donna che si è appena laureata brillantemente e che annaspa alla ricerca di una strada. Il libro si apre con due episodi legati all'infanzia di Rachel, la protagonista: due vacanze a casa dei nonni a Beverly caratterizzate da momenti di panico. Il primo spavento che prova Rachel è quando suo fratello in una vecchia chiesa finge di aver incontrato un fantasma; il secondo, in compagnia dell'amica Allison, consiste nell'incursione a casa di una strana donna tatuata che si circonda di uccelli. È come se Coe raccontasse con infinita bravura due momenti di ordinario terrore nella vita di una bambina per introdurre il tema che gli sta a cuore: la trasformazione della sua Inghilterra in un paese spaventoso, dominato da pochi ricchi irresponsabili che affamano letteralmente tutti gli altri. Per questa trasformazione Coe ha pure un evento simbolo: l'entrata in guerra contro l'Iraq, grazie alle bugie di Blair sull'arsenale atomico di Saddam Hussein, evento che fa perdere all'Inghilterra la sua innocenza residua e i suoi freni inibitori. Rachel si trova a fare da istitutrice alle gemelle di un miliardario e della sua seconda moglie che definirebbe bizzosa sarebbe poco (non contenta di far volare con aereo privato l'insegnante a Losanna per spiegare due equazioni alle bambine, costringe gli operai a scavare undici piani sotto il suo mega appartamento al centro di Londra per avere più spazio). Non manca in Numero undici un'incursione nel mondo dei reality show, che rappresentano il peggio della tv di oggi. La mamma dell'amica di Rachel, Allison, vi partecipa nella speranza di attirare l'attenzione sulla sua musica e ne esce schiantata dalle violente reazioni del pubblico di fronte alla sua dimessa normalità. Più del finale in cui Coe ricorre a effetti speciali per eliminare i personaggi più detestati, ho trovato bellissimo il secondo racconto, quello che mette a confronto due bambine che si detestano e che grazie a un segreto condiviso diventano migliori amiche. Coe è autore dotato di grande fantasia, ecletticità, forza polemica e humour, ma è nel raccontare i risvolti del quotidiano che giganteggia (vedi la capacità di descrivere il dolore della nonna di Rachel per la malattia che la sta privando del suo compagno di vita).

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