lunedì 4 luglio 2016

Purity

sono orribili le madri in Purity, il romanzo di Jonathan Franzen tradotto (benissimo) da Silvia Pareschi per Einaudi, e insieme alle madri manipolatorie abbondano i giovani ossessionati dalla masturbazione. Detto questo, Purity o lo ami o lo detesti e alla fine io mi sono collocata nella prima categoria. Sarà insopportabilmente sardonico Franzen, sentenziante, polemico verso tutto e tutti (capitalisti e giovani squatter, femministe e ex comunisti, internettiani di ogni tipo), ma il modo con cui intreccia le storie dei suoi personaggi e la qualità dei suoi dialoghi è tale che resti avvinghiata alla sua narrazione e alla fine gli permetti pure  lo sfoggio di antipatia verso il mondo. L'inizio, con la protagonista Pip, che si porta a casa un ragazzo, lo abbandona sul più bello per andare a prendere i preservativi, e si ripresenta da lui dopo più di un'ora, intercettata dai suoi molesti coinquilini, ha una forza cinematografica: il lettore vede svolgersi la scena tragicomica davanti ai suoi occhi. Così, quando nel capitolo successivo, cambia lo scenario e da Oakland siamo proiettati nella Ddr e al posto dell'incasinatissima Pip troviamo Andreas, non possiamo non provare un moto di delusione. Ma la storia del seduttore seriale Andreas, che dopo aver commesso un delitto diventa per caso una specie di Assange, venerato in tutto il mondo, precede quella di Pip ed è fondamentale per l'evoluzione della ragazza, così come lo è quella del giornalista del Colorado, Tom, della sua compagna Leila e della ex moglie di lui Anabel. Come uno scrittore dell'Ottocento, Franzen costruisce un meccanismo perfetto in cui il lettore sa quello che i personaggi ignorano e sta in ansia non solo per quello che gli è capitato ma anche per quello che potrebbe ancora capitare. E la nota di ottimismo del finale mi ha messo di buon umore.

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Di Franzen ho letto solo Le correzioni. All’epoca lo trovai geniale, tanto da proporlo al gruppetto di lettura eterogeneo della biblioteca, con insegnanti in pensione e forse un po’ troppo conservatori. Quando ho iniziato a rileggerlo l’altro ieri m’è presa malissimo. Come ho potuto proporre scene di sesso e figli degeneri a un gruppo di pensionati? Mi lapideranno. Purity devo ancora leggerlo ma, da quanto dici, lo manterrò per me.