lunedì 25 luglio 2016

Santa Mazie

morta nel 1964, Mazie-Phillips-Gordon era molto nota a New York per il suo attivismo nei confronti dei barboni (che le era valso l’appellativo di Santa Mazie, titolo del libro di Jami Attenberg a lei dedicato). Una santa particolare, lontana da ogni stereotipo: affascinata dal personaggio, Attenberg decide di ricostruirne la vita, ripercorrendone i luoghi e poi inventando un’autobiografia inedita e un diario, alternati a finte interviste a chi l’aveva conosciuta o ne aveva sentito parlare (il vicino di casa, il figlio del suo amante, la bisnipote del’amministratore del cinema in cui lavorava..). Mazie bambina a New York a casa della sorella Rosie e di suo marito Louis (i pessimi genitori l’avevano ceduta volentieri insieme all’altra sorella Jeanie pur di non doversi occupare di loro); Mazie ragazza libera e spensierata, capelli tinti di biondo, vestiti vistosi, alcol e uomini; Mazie alla cassa del Venice Theather, nel gabbiotto in cui passava anche tredici ore di seguito a staccare biglietti e fare i conti, circondata da cartoline di luoghi in cui non sarebbe mai andata; Mazie tra le braccia di Benjamin, il capitano che l’amava e ripartiva e l’aveva anche messa incinta senza saperlo; Mazie e sorella Tee, una suorina che aveva come lei a cuore i derelitti; Mazie e il dolore della sorella Rosie, rimasta vedova all’improvviso; e infine Mazie e le vittime della Grande Depressione, i barboni che riforniva di whisky e sapone, quando non chiamava l’ambulanza per salvar loro la vita. Il ritratto di una donna unica nel suo genere e insieme di una città costruita sul mito del successo e spietata nei confronti dei perdenti. Un libro animato da una passione contagiosa: la Mazie di Attenberg vorresti proprio conoscerla. Tradotto da Paola Buscaglione Candela per Giuntina. 

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