giovedì 28 luglio 2016

solo a Roma

tutto pronto per la cena (alla fine Stefano si propone di aiutarmi, mi aspetta alle sei a Cola di Renzo, facciamo insieme la spesa, compriamo il gelato, cuciniamo), arrivano gli invitati, aspettiamo gli ultimi per calare la pasta. In ritardo c'è Cinzia con i suoi due figli; non ci facciamo caso, non è mai stata il massimo della puntualità. Telefona con una voce angosciata, mi parla di un autista Atac che le impedisce di parcheggiare, dice che ha chiamato i vigili e ora deve aspettarli. Mando giù Stefano e aspettiamo ancora un bel po'. Arriva Cinzia con Valerio e il bambino ha l'aria stravolta. È successo che lei aveva trovato un posto per la macchina in una strada dietro casa mia. L'autista di un piccolo autobus, quelli che fanno servizio in centro, le ha impedito di fare la manovra, bloccandola con il suo mezzo. Lo spazio per l'autobus era poco più avanti, ma lui voleva farle un dispetto. Invece di andarsene, come avrei fatto io, Cinzia ha insistito, per non cedere a una prepotenza gratuita, e suo figlio Matteo, che ha vent'anni, ed è tosto come la madre, ha chiamato i vigili urbani. Nel frattempo il tizio si è messo a mangiare un panino e non ripartiva con l'autobus dal capolinea per non darla vinta a loro. Valerio, che avvertiva l'atmosfera minacciosa di questo confronto, era sempre più a disagio, finché non ha visto il padre ed è potuto venire da noi. I vigili hanno provato a far ragionare il tizio,  gli hanno chiesto le generalità, poi finalmente l'autobus è ripartito e noi abbiamo potuto mangiare gli spaghetti. C'è voluta tutta la serata e il ritorno di mia figlia euforica verso le dieci e mezza (nel frattempo le era sbollita la rabbia per il mancato passaggio all'aeroporto) per riportare il sorriso sulla faccia di Valerio, che già vedeva sua madre e suo fratello soccombere sotto i colpi dell'aggressivo autista Atac. Solo a Roma.

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