giovedì 7 luglio 2016

tra le onde

sui pericoli del viaggio in barca verso la più piccola delle isole Corn ci avevano messi in guardia i padroni dell'hotel. Il mezzo che collega le due isole spesso sospende le corse giornaliere per eccesso di onde. Noi avevamo evitato l'ostacolo, prenotando con i sub, che a bordo della loro spartana imbarcazione con un motore da duecento cavalli, se se la sentono partono, onde o non onde. Stamattina volevo lasciar andare i due ragazzi perché alle sette ero un cencio, ma è bastato che il figlio e Tommaso insistessero un po' per farmi decidere di tentare la sorte. Sulla barca, oltre noi tre, c'erano quattro uomini e la ragazza di uno di loro. Non appena abbiamo lasciato terra si sono alzate onde mega galattiche che ci facevano sbattere in tutte le direzioni. Mi hanno offerto un giubbotto che ho rifiutato e mi hanno detto di guardare lontano per evitare il mal di mare; se lo avessi sofferto nelle condizioni in cui ero sarei morta. Un'ora e mezza di pura sofferenza; allo sbarco ero così felice che mi ero dimenticata la notte passata a vomitare e pensavo solo a come sarebbe stato il ritorno. Ho detto a Tommi, ho imparato che devo stare alla larga da te. Lui ha fatto finta di offendersi; in realtà sta andando tutto bene ma il Nicaragua è un paese tosto e io credo di non esserlo abbastanza. Gli uomini sono andati al largo a fare immersioni e io e la ragazza ci siamo avviate lungo il sentiero che costeggia l'isola, anche se con le gambe molli non ero al mio meglio come camminatrice. Abbiocco sotto un albero, pranzo con i due affamati, bagno: tutto sognando il mio letto. Con il vento a favore rientrare è stato facile e l'agognsto giaciglio mi ha accolto per un'ora. Sono arrivate le aragoste; stasera gli spaghetti cucinati dall'albergatrice che mi ha proposto scherzando anche della mozzarella.

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