lunedì 29 agosto 2016

cena con topi

l’aereo delle figlia ieri è atterrato puntuale a Ciampino. Lei carina, entusiasta di essere di nuovo a Roma e piena di racconti sulle tre settimane a Londra tra la difficoltà a inserirsi tra fanatici filmaker che disprezzavano i suoi studi economici; problemi con l’inglese gergale dei cinematografari; il divertimento e la fatica di cimentarsi in un suo filmatino; i litigi con le compagne di casa su spesa, pulizia, divisione dei compiti e scelta dei film da vedere la sera. Prima di trovare un ristorante intorno a casa nostra faccio tre tentativi: sembra che tutti i romani siano a cena fuori di domenica sera. Prenoto alla Barchetta, dietro piazza Cavour; mi dicono, però in strada. Mi sembra una buona idea: si rivela pessima. Mentre mangiamo le alici di antipasto, scorgiamo un topone sgusciare da una macchina dall’altra parte della strada, poi vediamo che è in buona compagnia: ce ne sono altri due con lui, tutti di grosse dimensioni. Il piacere della cena è svanito, aspettiamo i nostri primi con una certa inquietudine. Marito e figlia hanno le scarpe chiuse, io i sandali: non riesco a non pensare ai denti del topo sui miei piedi (è già successo in una piazza romana, io non lo sopporterei). Mangiamo in fretta (addio racconti) e scappiamo a casa. Mai più cena all’aperto a Roma.

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