mercoledì 24 agosto 2016

Diario di una mamma in pappa

Diario di una mamma in pappa di Gaia Manzini (Laterza) è uscito nel 2014 ed essendo ormai abbastanza lontana dallo svezzamento dei figli non pensavo potesse interessarmi. Invece leggerlo è stato entrare in una macchina del tempo e rivivere tutte le sensazioni di quel periodo meraviglioso e terrificante in cui ho preso a relazionarmi con la mia prima figlia (non ho ricordi altrettanto vividi della stessa fase con il secondo, forse perché tutto era già stato sperimentato e non mi sentivo più sull’orlo di un vulcano, forse perché, dopo un prematuro, un bambino nato a termine sembra una passeggiata) soprattutto attraverso quello che lei mangiava o non mangiava. Le figure evocate da Manzini - la temibile pediatra (da lei soprannominata dottoressa Clint) con le sue criptiche prescrizioni; le madri degli altri bambini (perfette, inquisitorie, frastornanti), gli altri bambini (idolatrati, vezzeggiati, portati a esempio); le proprie amiche single (distanti, ironiche); il Professore/marito che alterna momenti di assenza per lavoro a iniziative discutibili come appendere in casa minacciosi volantini sulle manovre di rianimazione; le signore della palestra tutte concentrate sul loro allenamento e per niente cordiali; il proprio padre che profetizza un lungo periodo di isolamento; e infine la stessa Mangiacarote, la coprotagonista del libro, con la sue perle di stralunata saggezza e i suoi momenti negativi – offrono un ritratto molto realistico e molto divertente di quello che una neo mamma si trova ad affrontare. Ci sono la voglia di fuga, il senso di inadeguatezza, gli squarci di ottimismo, il panico, le elucubrazioni, il senso di competizione, la stanchezza, gli slanci improvvisi, le ricadute, tutto in rapida successione. Manzini rifugge dai luoghi comuni sulla maternità e usa l’autoironia come arma di difesa e di attacco: mamme di tutto il mondo imitatela!     

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