sabato 13 agosto 2016

dopo il rafting

mattina nella Valle di Vió all'interno de parco nazionale: una strada tagliata nella montagna, un fiume che scava un canyon profondo, la casa di un eremita costruita nel punto più sperduto. Ci facciamo un sacco di foto, camminiamo, ridiamo. Mangiamo un boccone in un bar di campagna e alle tre puntuali siamo a Campo per il rafting. Sono tutti spagnoli, c'è un clima allegro, le guide non sanno l'italiano e neppure l'inglese, ma ci si capisce lo stesso: adelante vuol dire avanti, e se si cade dal gommone bisogna tirare su i piedi e non cercare di nuotare. Io sono tesissima, già mi vedo a testa in giù sopra un sasso, stringo il remo con forza, punto i piedi, alla prima rapida mi sposto verso il centro del gommone. Con noi due c'è una coppia di spagnoli attempati e spericolati, lui è l'uomo più peloso del mondo, lei è bionda e abbronzata. Sono alla ricerca di forti emozioni, cantano, gridano, si baciano sulla bocca. Dopo un po' mi tranquillizzo e comincio a godermi la discesa e il paesaggio. La guida ci chiede se facciamo il tragitto per famiglie o se proseguiamo per il tratto "più tecnico". A me basta quello che ho fatto; il marito vorrebbe continuare, lo convinco a scendere con gli altri. Al momento di andare a riva, i due del nostro gommone si rivolgono a lui e gli dicono che deve restare, perché non possono continuare in tre. Lui dice, resto. Io scendo. C'è un pulmino che ci riporta a Campo. Mi cambio, faccio quattro passi in paese. Mi piomba addosso un'infinita tristezza. Non è per il fatto che il marito non è sceso con me, anzi sì, è proprio per questo, è perché si comporta da single, si scorda di me. Che sono venuta a fare fin qui? Perché ho voluto dare un'altra possibilità al nostro agonizzante rapporto? 

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