martedì 2 agosto 2016

Gli ospiti paganti


Gli ospiti paganti, il romanzo di Sarah Waters pubblicato da Ponte alle Grazie nella traduzione di Leopoldo Carra, si apre con la protagonista Frances che accoglie Leonard e Lilian, la giovane coppia a cui lei e la madre hanno deciso di cedere metà della loro casa perché non erano più in grado di sopportarne le spese. Waters ci descrive il senso d’invasione provato dalla ventiseienne di buona famiglia di fronte alla paccottiglia che si portano dietro il perito di assicurazioni e sua moglie, e ai loro modi cordiali. Siamo nel 1922 nella Londra ancora devastata dai postumi della guerra e Frances, con tutto il suo snobismo, appare subito un personaggio estremamente moderno per la lucidità delle sue riflessioni, la sua indipendenza di giudizio, la sua schiettezza. Nei giorni successivi il fastidio nei confronti di Leonard, del suo modo di fischiare, di sbadigliare, di chiacchierare cresce, mentre la padrona di casa scopre di essere attratta dalla prorompente fisicità della sua inquilina. Le due escono a fare un picnic, parlano di Anna Karenina, si acconciano i capelli, si scambiano confessioni (Lilian ha sposato Leonard solo perché era rimasta incinta e poi ha perso il bambino; Frances amava Christina ma ha rinunciato a lei per restare vicina alla madre vedova e non destare scandalo). La passione fisica tra loro divampa e così si chiude la prima parte del romanzo. Nella seconda la situazione precipita e nella terza parte ci troviamo di fronte a un romanzo processuale. Sarah Waters è molto brava a raccontare le varie fasi dell’amore tra donne e a curare l’ambientazione storica dei suoi libri (finora ha spaziato dall’età vittoriana agli anni quaranta); la fase delitto e castigo con il susseguirsi di sorprese mi ha coinvolto un po’ meno.

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