sabato 20 agosto 2016

Il bambino nella neve


“giocavamo ad Auschwitz”: la particolarità della storia raccontata da Wlodek Goldkorn nel Bambino nella neve (Feltrinelli) potrebbe essere riassunta in questa frase. Cresciuto nella residuale comunità ebraica e comunista della Polonia del dopoguerra, Wlodek vive un’infanzia sotto l’ombra dello sterminio. E il male (il nazismo che lo priva di nonni, zii e cugini) non è dietro le spalle: i polacchi che hanno venduto gli ebrei ai loro aguzzini non hanno voglia di accogliere i sopravvissuti e quando non organizzano pogrom (come quello terribile di Kielce nel 1946), li buttano giù dai tram, li ostracizzano a scuola. I genitori del ragazzo provano a rifarsi una vita prima nella loro città, Katowice, poi a Varsavia, ma devono gettare la spugna di fronte all’antisemitismo del regime e ripiegare su Israele. Qui, di fronte ad autisti di pulman e soldati che terrorizzano bambini arabi per il gusto di farlo, il giovane Wlodek capisce che non è il posto per lui. Prova con Francoforte: a metterlo in fuga stavolta è la foto di un uomo con la divisa della Wehrmacht nella stanza della bella Brigitte che si è spogliata per lui. Approderà in Italia: “pensai che se ero condannato a non avere una casa, avrei vissuto nel paese più bello del mondo”. Da nonno, da giornalista di lungo corso, Goldkorn scrive un libro sulla necessità di una memoria vigile, da usare “ per fare scandalo”. Il suo ritorno nel luogo natale e nei diversi campi di sterminio è l’occasione per un inventario dei crimini e delle loro modalità (qui si lavorava e si uccideva, qui si uccideva e basta, qui si facevano disseppellire i cadaveri, qui a volte le camere a gas non funzionavano bene, qui la mia bella zia Nachcia è stata ammazzata con la sua bambina Ruth in braccio). Due i fari di questo percorso a ritroso nel tempo: Marek Edelman, il leader della rivolta nel ghetto di Varsavia, e il proprio padre la cui lezione si riassume in questo monito “ mettiti nei panni degli altri”. Quante catastrofi si eviterebbero solo facendo questa cosa qui.

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