giovedì 4 agosto 2016

La strada verde

il libro di Anne Enright non l’ho letto in inglese, ma nella traduzione di Alessandro Achilli che Bompiani mi ha mandato in anteprima (La strada verde esce a fine agosto e l’autrice a Mantova sarà tra i miei intervistati). Mi sono subito appassionata alle vicende dei Madigan. Uno schema molto classico: si parte dal 1980 nell’idilliaco paesaggio di Limerick in Irlanda nel periodo di Pasqua (crisi alla notizia che uno dei fratelli, Dan, vuole farsi prete) e si ritorna a Limerick nel 2006 per un Natale tutti insieme prima che la madre Rosaleen venda la casa di famiglia. Nel primo episodio c’è Hanna che a dodici anni va in farmacia a prendere le medicine per la madre che si è buttata a letto disperata, e poi con il padre dalla nonna che le fa tenere in mano un galletto sgozzato. Nel 1991 troviamo Dan a New York, intento a godersi un amore  gay con Billy, mentre intorno a loro si muore di Aids (le pagine meno convincenti del romanzo). Come mi ero rivista nel ribrezzo di Hanna per il galletto (reminiscenze di un’estate in Molise), ho sofferto con Constance, la sorella maggiore che va a farsi una mammografia  nel 1997: il marito ha fatto finta di non ricordarsi dell’appuntamento, lei simpatizza con una tipa che conosce nella sala d’attesa, e alterna brutti pensieri con la preoccupazione per quello che metterà in tavola la sera (a un certo punto prova persino “il bruciante desiderio” che il nodulo sia maligno). Nel 2002 siamo con Emmet, l’altro figlio, in Mali, alle prese con i problemi degli africani, una fidanzata un po’ sciroccata e il cane randagio che lei vuole proteggere a tutti i costi. Ma la vera protagonista del romanzo è Rosaleen, la terribile madre in cui ogni figlio vede il riflesso del proprio fallimento. Nel fantastico finale Rosaleen esce di soppiatto di casa la sera di Natale e si dirige nei luoghi del suo fidanzamento, rischiando di morire assiderata.  Aprendo squarci su momenti diversi Anne Enright racconta il logorarsi dei legami familiari (tutti danno sui nervi a tutti, ognuno vorrebbe il proprio fratello fermo all’età di otto anni) e la miscela di affetto ed esasperazione per ci ha voluto bene  nel modo sbagliato. Ma quanto sono bravi gli scrittori irlandesi.

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