martedì 9 agosto 2016

Mia madre e altre catastrofi

l'invadenza della mamma yiddish è stata raccontata da molti scrittori e registi, mentre il ritratto di mamma sarda di Francesco Abate è una novità (del resto la signora, pur condividendo molti tratti delle madri della generazione passata, fa genere a sé). Abate ha costruito il suo libro attraverso una serie di dialoghi tra lui e sua madre, divisi per temi. Da "al mare" (di cui la mamma è una gran appassionata, peccato che si ostini a pagare due abbonamenti allo stabilimento invece di quattro e costringa i due bambini a figuracce con i bagnini); a "nelle patrie corsie" (gli ospedali sono luoghi molto frequentati dalla famiglia, ma lei non si fa abbattere dalle disgrazie e chiacchiera con chiunque a costo di trascurare i suoi parenti malati); a "l'eterno riposo" (la mancanza di diplomazia qui arriva a colpire la nipote, che non solo deve accompagnare la nonna al cimitero ma si sente anche dire che somiglia all'unica zia brutta). Onnisciente, burbera, incurante delle convenzioni, manesca, la mamma di Francesco Abate ha una grande arma a suo favore: il senso dell'umorismo. Mia madre e altre catastrofi si legge d'un fiato, diverte e fa anche pensare: "mamma ti abitua alle avversità della vita" è una bella battuta ma è anche una cosa che io ho sperimentato da piccola e che non sono stata capace di rifare da grande.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E chi lo pubblica?

volevoesserejomarch ha detto...

Ops! Einaudi!