sabato 27 agosto 2016

Nel nome di mia figlia

cominci a leggere Nel nome di mia figlia della scrittrice inglese Louise Doughty (traduzione di Manuela Faimali, Bollati Boringhieri) e pensi, come farò a sopportare lo strazio di una madre che ha appena saputo che sua figlia è morta, investita da una macchina a nove anni? Ti cali nei panni di Laura, ti sembra che quei due poliziotti venuti a bussare alla sua porta abbiano bussato alla tua di porta. Ma Doughty ti conduce subito da un'altra parte, ti fa conoscere la storia della sua protagonista prima che diventasse madre, le sue disavventure di quattordicenne senza padre (stroncato da un infarto quando lei aveva otto mesi) e con la madre malata di Parkinson. L'evento centrale della vita di Laura è l'incontro con David, fidanzato di una sua amica, incontrato diverse volte in tempi diversi finché tra loro non scoppia una divorante passione. Il giorno in cui David dice a Laura di voler fare sul serio con lei, lui la spenzola da una scogliera: è come se volesse farle capire il rischio che corre ad affidarsi a lui. E qualche anno dopo, il tradimento di David con una collega, Chloe, mette fine al loro matrimonio (Laura con la solita spietata capacità di autoanalisi racconta come siano state le proprie mosse sbagliate a portare a questo risultato per lei disastroso). Quando Betty ha l'incidente mortale, Laura acconsente a mandare Rees, il secondo figlio, da David e Chloe per potersi abbrutire senza testimoni. Poi succedono altre due cose: il guidatore omicida (un immigrato cinquantenne) viene scagionato e David confessa a Laura che Chloe è fortemente disturbata e non riesce a prendersi cura del bambino che ha fatto con lei. Laura ha perso Betty ma forse può riprendersi David. Doughty è una maestra della suspense e si diverte a cambiare le carte in tavola: Laura è vittima ma anche potenzialmente assassina; David è un donnaiolo ma con un debole per donne fragili di cui vuol farsi paladino e adora i suoi figli; la poliziotta Toni ha buone intuizioni ma è ostacolata dalla mancanza di prove. Un romanzo in cui i buoni latitano, la sofferenza genera altra sofferenza, e non tutti i pezzi del puzzle tornano al loro posto; come Fino in fondo, l'altro libro dì Doughty tradotto in italiano, lo prendi in mano e non riesci a mollarlo.

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