giovedì 29 settembre 2016

La vita non è il male

all’origine del libro La vita non è il male di Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa c’è il desiderio di evidenziare le tracce del bene nel mondo contemporaneo, nelle testimonianze storiche, nella letteratura, nel cinema. La loro è quasi un'indagine poliziesca, fatta mettendo insieme indizi perché il male “ha più risonanza del bene, o così pare, ed è comunque più facile da raccontare”.  Dal discorso di Jens Stoltenberg, il capo del governo norvegese, dopo la strage di ragazzi nell’isola di Utoya (dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro), alle pagine di Hetty Hillesum (anche se i singoli scompariranno, bisogna trasmettere il senso della forza dell’umanità), dal coraggio di Sophie Scholl che si oppone insieme ai suoi amici al nazismo (da lei pubblicamente definito la più abominevole tirannia che il nostro popolo abbia mai sopportato) al “sogno ragionevole” di Giulio Regeni di conoscere il mondo che ama, dal romanzo Vita e destino di Vasilij Grossman al film Uomini di Dio di Xavier Beauvois ai molti altri esempi di resistenza alla crudeltà e all’oppressione dell’uomo sull’uomo: ad essere tracciato in questo libro è un percorso di speranza nel futuro dell’umanità. Per sterminare il nemico bisogna deumanizzarlo: il Novecento ci ha dato innumerevoli esempi di questo fenomeno (ebrei come topi, tutsi come scarafaggi, uomini ridotti ad animali da trasporto nei gulag). Il terrorismo dell’Isis ha fatto un salto ulteriore: siamo tutti suoi nemici, si colpisce nel mucchio. È di Franco Marcoaldi l’immagine di granelli di sabbia che librandosi nel vento inceppano il meccanismo feroce e onnipresente del maligno: in La vita non è il male Caramore e Ciampa raccolgono questi granelli; per andare avanti è da qui che bisogna ripartire. 

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