lunedì 26 settembre 2016

Non devi dirlo a nessuno

genovese, poliziotto-scrittore, nato nel 1976, Riccardo Gazzaniga nel suo blog omonimo accanto alla sezione Ne parlano bene, ospita anche quella Ne parlano male e già per questo mi sta simpatico: quando vuoi saperne di più su un libro non ti interessano solo gli elogi.  Non devi dirlo a nessuno, il suo secondo romanzo pubblicato da Einaudi, ha molti pregi, e qualche difetto di trama e di scrittura. Proverò a elencare gli uni e gli altri. Come ogni romanzo di formazione che si rispetti, Non devi dirlo a nessuno racconta l’uscita di un tredicenne dal mondo dell’infanzia. Nello spazio di un’estate Luca scopre il sesso (anche se solo in forma di autoerotismo ispirandosi a fanciulle di carne con i vestiti addosso e a fanciulle discinte sulle riviste), vede collassare la sua famiglia (le lezioni di cucina frequentate dalla madre si rivelano solo una copertura) e assiste a un efferato omicidio (e questa è la parte che mi ha convinto meno). In vacanza come tutti gli anni nel piccolo paese di Lamòn, Luca gioca a calcio, va in bicicletta con il fratello minore, muore di invidia per il prestante Samuele e la sua moto, prova l’emozione delle prime uscite serali, ruba un giornaletto porno e ne fa un uso intensivo, s’innamora della bella Chiara e si lascia baciare dalla bruttarella Marica. Gazzaniga restituisce le sensazioni di un ragazzino nell’era pre internet e l’esperienza delle estati al paese  dove ci si sente “foresti” e un po’ si prova orgoglio per questo e un po’ si vorrebbe invece essere come chi vive lì tutto l’anno è descritta in modo vivace e realistico (bella la digressione sulla varietà delle bestemmie inventate dai lamonesi). Anche la storia del matto del paese (l’ex muratore che, accusato di aver fatto sparire un bambino, si nasconde nel bosco) funziona, così come il conflitto strisciante tra il padre, tutto preso dal suo lavoro di magistrato, e la madre che non lo sopporta più. A un certo punto del romanzo Luca si convince di aver individuato l’evaso che vuole vendicarsi di suo padre e mobilita i suoi coetanei in una caccia all’uomo che si rivelerà un buco nell’acqua. Andava bene così: a formarci non sono solo i Grandi Accadimenti, bastano anche le false piste, il lavoro della nostra immaginazione. Invece Gazzaniga fa vivere in extremis al suo protagonista una spaventosa aggressione poco in linea con il tono della narrazione. Anche la scrittura ogni tanto deborda: il Gazzaniga di oggi che rievoca la fine degli anni ottanta si sovrappone al Luca che quegli anni li sta vivendo, infarcendo il libro di informazioni non sempre finalizzate al racconto. Quello che conta al di là di qualche difetto, è la capacità di aderire al mondo di un adolescente e su questo a Gazzaniga non c’è nulla di dire.

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