sabato 10 settembre 2016

sul palco

alla fine della presentazione Malati di letteratura con Marcello Fois e Fabio Stassi mi si è avvicinato un signore e mi ha detto, brava, questo sì che è stato un bell'incontro, a fare quell'altro l'hanno costretta? Si riferiva al dialogo con Antonio Pennacchi nella Chiesa di Santa Paola; io in realtà mi sono divertita anche lì facendo da spalla comica all'irrefrenabile scrittore che voleva parlare della moglie di Renzi, di Renzi e della Boschi, invece che delle figure di Mussolini e Claretta Petacci nei suoi romanzi. Io ero la maestrina che lo riportava sul sentiero della scrittura, lui l'allievo indisciplinato che divagava, attirandosi le ire di ambientalisti, antifascisti duri e puri e cultori del linguaggio "pulito". Certo trovarmi poi seduta tra Fois e Stassi, maestri della citazione letteraria, dell'aneddoto brillante, del racconto autobiografico ad effetto, è stato più semplice: bastava che lanciassi un tema e i due ci si lanciavano come due squali con grande sollazzo del pubblico. Professoresse con gli occhi umidi dalla commozione. Io mi promuovo da me. (E l'amico di Francesco, Stefano, che ha preso il treno da Milano per venire a sentire me e Pennacchi e che, a commento, mi ha scritto su Facebook: garbo, stile, dolcezza e fermezza?)

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