venerdì 16 settembre 2016

Un padre una figlia

caratterizzato da un tono sommesso e da una fotografia incolore, Un padre una figlia è soprattutto un ritratto della Romania di oggi, un paese stremato in cui si sopravvive facendosi piaceri a vicenda, utilizzando la proprie conoscenze per rendersi meno difficile andare avanti (ritratto che potrebbe tranquillamente corrispondere all’Italia di oggi, il che rende per lo spettatore italiano un po’ spuntata la denuncia contenuta nel film di Cristian Mungiu). Eliza sta per affrontare l’esame di maturità: ha tutti voti alti e i genitori ci tengono molto che faccia l’università a Cambridge. Anche loro sono stati all’estero e rimpiangono la decisione di tornare a vivere nel loro paese con l’illusione di cambiarlo dal di dentro. La ragazza subisce un’aggressione: un uomo cerca di violentarla vicino a un cantiere. Se la cava con un polso slogato, ma come farà  a passare gli esami con il massimo dei voti? Il padre, che fa il chirurgo, cerca di arrivare al preside della scuola attraverso un amico poliziotto che lo rimanda a un mafioso in attesa di trapianto. Intanto Eliza è sempre meno convinta di voler andare in Inghilterra perché ha un fidanzato carino (che non piace al padre perché poco impegnato). Desolante anche il ritratto della famiglia di Eliza: la mamma spenta che sa di essere tradita dal marito e lo lascia dormire in salotto; l’amante di lui che fa l’insegnante, si preoccupa del figlio, e mangia l’ananas che gli porta il dottore. Dura due ore, ma sembrano molte di più: è tutto così poco drammatico, così vicino alla cupa realtà.

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