domenica 2 ottobre 2016

Café Society


Bobby non ha voglia di lavorare nella bottega di orefice del padre e quindi lascia New York per approdare, pieno di speranze, ad Hollywood. Sua madre gli ha assicurato che lo zio Phil, uno degli agenti cinematografici più in vista della California, gli troverà qualcosa da fare. Phil mette a dura prova la pazienza del ragazzo, evitando di incontrarlo per varie settimane, ma alla fine lo impiega come fattorino e chiede a Vonnie, la sua segretaria, di portarlo un po’ in giro. Vonnie è bellissima, simpatica, e dice di detestare lo star system: sarebbe perfetta per Bobby che è un romanticone, ma le cose sono più complicate di come sembrano. La seconda parte del film di Woody Allen si svolge a New York ed è una dichiarazione d’amore a questa città, molto più congeniale al regista della sfolgorante Hollywood. Bobby viene riaccolto con calore dalla sua famiglia ebraica, madre saccente in eterna polemica con il marito, fratello gangster che non esita a seppellire sotto il cemento chiunque lo ostacoli, cognato filosofo comunista e idealista. Bobby avrà successo, sposerà una donna meravigliosa con cui avrà dei figli, ma il pensiero di Vonnie non lo abbandonerà mai. Elogio delle illusioni giovanili, Café Society è divertente e malinconico, pieno di battute brillanti e di immagini di grande bellezza. Viva Woody Allen e viva anche la fascinosa Kristen Stewart.

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