martedì 4 ottobre 2016

Il turista

“Lo sai che ultimamente infili nei discorsi una discreta quantità di frasi fatte?” Gli fece notare Caprioglio. Sambo fece spallucce. “ E allora?” “Devi fare attenzione. Di solito uno si aggrappa alle palle a bordo campo quando non sa cosa dire oppure sta pensando ad altro. E questo non è il momento.”: siamo a pagine 248 di Il turista, il romanzo di Massimo Carlotto pubblicato da Rizzoli e verrebbe voglia di rivolgerlo all’autore il monito di fare attenzione, non è solo il suo ex commissario Sambo a inanellare frasi fatte, è tutto il libro a essere infarcito di cliché sul piano linguistico (il sonno è ristoratore, il cellulare nuovo di zecca, si reagisce colpo su colpo, si serve su un piatto d’argento) e su quello della trama (un ex poliziotto in cerca di riscatto collabora con la vicequestore che ha fatto la dura con lui ma lo ama e gli si offre ripetutamente; un serial killer sceglie le sue vittime in base alle loro borse ed è conteso tra la moglie che vorrebbe un figlio da lui, l’amante che vorrebbe strapparlo alla moglie e una serial killer che uccide insieme a lui e se lo scopa selvaggiamente). Carlotto immagina un papocchio in cui agenti dei servizi segreti combattono contro trasfughi di servizi segreti che utilizzano assassini seriali. Lo sfondo di tante nefandezze è una Venezia formato “bomboniera” in cui, quando non si uccide, si mangia  e si beve (seppie con la polenta, torta della Marantega, Marzenina bianca di Casa Roma: sembra quasi di essere davanti a una fiction con l’inserimento di prodotti a fini commerciali). Il papocchio finisce con il serial killer in libertà e l’eroe ancora sulle sue tracce: secondo capitolo in arrivo.    

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