domenica 23 ottobre 2016

La vegetariana


diviso in tre capitoli, La vegetariana, il romanzo della scrittrice coreana Han Kang, ora pubblicato da Adelphi nella traduzione di Milena Zemira Cuccimarra, presenta il graduale scivolamento nella follia di una giovane donna. In ognuna delle tre parti di cui si compone il libro emerge una figura diversa: il marito di Yeong-hye, suo cognato, sua sorella. La protagonista la conosciamo solo attraverso il modo in cui ognuno di loro si rapporta a lei, e più la narrazione procede più la sua figura si fa evanescente. Il marito l’ha scelta per la sua personalità passiva, perché la considerava insignificante e quindi più facilmente dominabile. È contento della sua scelta fino al giorno in cui lei svuota il frigorifero di tutto il cibo di provenienza animale, parla di un brutto sogno e smette di mangiare la carne. Da quel momento Yeong-hye si libera da tutti i condizionamenti sociali, facendo inferocire il marito, che si rivolge alla famiglia di lei. Scopriamo così che il padre di Yeong-hye, un veterano del Vietnam, ha sempre picchiato la figlia e non esita a farlo ancora per costringerla a smettere di essere vegetariana. Il primo atto di questa tragedia si chiude con la protagonista che, dopo aver tentato di tagliarsi le vene, esce dall’ospedale con il camice, se lo toglie e resta nuda su una panchina. Nel secondo atto, Yeong-hye, lasciata dal marito, diventa oggetto dell’ossessione erotica-artistica del cognato; nel terzo la sorella fa un estremo tentativo di convincerla a non rinunciare all’alimentazione. La scrittura di Han Kang è così potente che getta il lettore all’interno di questa spirale negativa: non riusciamo a cogliere tutte le implicazioni della follia della protagonista, ma precipitiamo insieme a lei e tutto ci sembra più che plausibile vero. La piena consapevolezza di quello che siamo non può che farci impazzire; per vivere abbiamo bisogno di essere distratti dalle nostre incombenze. Che libro vertiginoso e terribile.

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