venerdì 28 ottobre 2016

l'inutilità della fatica

alla fine di una giornata in cui ho attraversato Roma in lungo e in largo con la telecamera a tracolla, il cavalletto, la borsa piena di libri e di carte il mio bottino è scadente e il mio umore sotto i piedi. Prima ho raggiunto Anaïs Ginori in un albergo vicino Porta Portese: il bar che doveva essere deserto aveva un pessimo rumore di sottofondo, lei era di corsa, ho tenuto la telecamera in mano: il video ondeggia e l'audio è così cosi. Ma peggio mi è andata all'Hotel Locarno, luogo di gloriose interviste. Prima di me c'era il tg2 e la giornalista si è soffermata in conversazione con la coreana Han Kang per una buona mezz'ora: con lei c'erano tre persone e si è fatta riprendere davanti, di dietro, di lato. A me sono rimasti pochi minuti, il traffico fuori dall'hotel impazzava, si sentono più clacson e macchine che la voce della cortese interprete. Con questi filmati di orrida qualità e le più dignitose interviste a Taylor e Tóibín sono andata al montaggio, per scoprire che la montatrice aveva un'idiosincrasia per i sottotitoli. Mi sa che devo cambiare mestiere.   

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