domenica 30 ottobre 2016

Magnifica


ci sono tre buoni motivi per leggere Magnifica, il romanzo di Maria Rosaria Valentini pubblicato da Sellerio: una splendida lingua, ricca e concreta, la creazione di una minuscola comunità legata da un affetto profondo, la capacità di dar vita al paesaggio montano con piante, animali, odori, sapori. Siamo in paese sperduto nell’Abruzzo del dopoguerra: Eufrasia prova ribrezzo per il marito Aniceto, ma deve sopportarne gli attacchi sessuali fino a quando non riesce a dargli Pietrino, che segue la figlia Ada Maria. Aniceto rivolge allora le sue attenzioni all’amante Teresina e alla caccia; Eufrasia gode di una breve tregua, poi muore nel sonno. Ada Maria si cura del fratello e di tutto; un giorno alla Faggeta incontra un soldato tedesco che, traumatizzato dalla guerra, è diventato un uomo del bosco. Tra i due sboccia l’amore, Ada Maria resta incinta e pian piano convince il suo Benedikt a tornare tra gli uomini. La tragedia è in agguato e Ada Maria trova conforto nella sua bambina (la Magnifica del titolo), in Teresina, che non la lascia un istante, nel fratello Pietrino e in Rosetta la pecoraia. Un po’ brusco nel romanzo il passaggio dal passato evocato con tanta precisione a un presente sfocato in cui il figlio di Magnifica se ne va di casa, senza che ci venga detto perché. Di Maria Rosaria Valentini avevo letto Mimose a dicembre, rimanendo colpita anche lì dalla lingua ma meno dalla trama: questo libro è molto più bello.

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