sabato 15 ottobre 2016

Neruda


di Pablo Larrain avevo visto l’onesto I giorni dell’arcobaleno; questo Neruda definito dal Fatto Quotidiano un capolavoro ho pensato di non potermelo perdere. Sin dalle prime inquadrature ho capito che non era film per me. Luis Gnecco, l’attore protagonista, dà al suo Neruda una sola espressione beffarda che non lo fa sembrare molto intelligente. Con questa espressione fissa sul volto, il poeta sfida Vileda, declama poesie, si struscia con i corpi di giovani donne nude nei bordelli, abbraccia la sua compagna, passeggia per strada, fugge in macchina. Per raccontare l’opposizione di Neruda al regime prima della sua fuga all’estero, lo sceneggiatore immagina la figura di un giovane poliziotto ossessionato da lui. La finzione è sottolineata in tutti i modi, ogni realismo è bandito: le investigazioni non sono vere investigazioni, le contromosse del ricercato sono una sorta di balletto e quando si vedono i comunisti cileni arrestati e fatti salire sui camion si vorrebbe dire, raccontami questo. Si arriva esausti alla resa dei conti tra inseguitore e inseguito sulle montagne innevate e di Neruda, del suo vero pensiero, se ne sa meno di prima. La prossima volta leggo con attenzione le recensioni e quando vedo l’aggettivo onirico resto a casa.

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