venerdì 28 ottobre 2016

Prima di perderti

Roma 2016: Giuseppe si è buttato giù dalla palazzina a Monte Mario in cui si è trasferito dopo che la moglie Benedetta è andata a vivere in una comunità femminile in campagna. Fausto, il figlio trentenne, decide di disperderne le ceneri al Pratone; mentre è all’opera il padre gli riappare davanti per ingaggiare con lui un duello alla presenza di vari testimoni. Prima di perderti, opera seconda di Tommaso Giagni (classe 1985), rientra nella categoria dei libri onirici, la più lontana dai miei gusti. Detto questo lo stile dello scrittore, infarcito di richiami letterari impliciti ed espliciti, ha una sua forza: il protagonista e il fantasma del padre sono due veri antagonisti e gli scenari evocati (lo squallido Pratone con le sue buche, le discariche, le grotte e poi via via appartamenti, strade notturne, una clinica, le dune) entrano nella narrazione, ne condizionano il tono. Il padre ha creduto nell’utopia, nell’amore, nell’amicizia; ha subito senza reagire delusioni e tradimenti; si è mantenuto scrivendo biografie di personaggi famosi, mentre diceva di essere all’opera su una sua grande opera. Il primo libro del figlio, dedicato a un poveraccio e pubblicato a vent’anni, gli ha aperto la via del successo. Il figlio accusa il padre di aver agito da vigliacco e di essere stato sempre nello stesso recinto; il  padre rimprovera al figlio il narcisismo e l'adesione superficiale ad un mondo diverso. Intorno a loro prima le donne dell’uno e dell’altro, la troppo amata Benedetta e la troppo poco amata Katia; poi gli amici, infine i soggetti dei libri del figlio.  Due generazioni a confronto e non si sa chi sta peggio. 141 pagine che si percorrono tutte in salita e che lasciano l'amaro in bocca.     

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