martedì 25 ottobre 2016

senza pubblico

l'appuntamento era alla Confraternita dei bergamaschi a Roma. A presentare il libro di Stefano doveva essere Francesco, legato a lui da una lunga amicizia e dalla comune passione per l'Atalanta (da giorni Francesco preparava il suo discorso introduttivo, lo aveva imparato a memoria perché diceva che sbirciare un foglio non sarebbe stato elegante.) Io mi ero offerta di vendere le copie mandate dalla casa editrice. Alle sei nella bella sala affrescata c'eravamo io, Stefano, Francesco, Charis, la moglie di Francesco, e una coppia di amici di Stefano. L'autore si guardava intorno depresso, noi tutti a parlare del traffico romano, dell'abitudine dei romani al ritardo. Davvero non mi sarei immaginata che non sarebbe venuto nessuno. Alle sei e mezza, Charis ha detto, cominciamo, io il discorso di Francesco non me lo perdo. Ci siamo seduti in prima fila e Francesco ha attaccato a parlare. Gli avevo raccomandato di essere sobrio, ma la voglia di elogiare l'amico ha prevalso. L'ha presa alla lontana, soffermandosi sulla letteratura alla moda e i suoi vezzi per poi esaltare di converso lo stile atemporale di Stefano. Strana sensazione sentire una persona che si rivolge a un pubblico inesistente, si presenta, gli rivolge battute e aneddoti vari. Abbiamo tutti recitato la nostra parte: Stefano ha letto i due brani scelti da Francesco; Charis, da buona insegnante, ha fatto un paio di domande; anche io e gli amici siamo intervenuti. Alle sette puntuali abbiamo lasciato la sala. Un po' surreale ma interessante l'esperimento di presentazione senza pubblico.

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