domenica 30 ottobre 2016

terremotate dentro

al sole su una panchina del campo da calcio aspetto che si facciano le undici meno un quarto per la lezione di ginnastica. Arriva una signora e mi si siede accanto. Dice, ha sentito la scossa di terremoto stamattina? Anche lei è qui per la paura? Ah, va in palestra, ci andavo anch'io poi ho preso un virus in piscina e mi sono anche fatta male al ginocchio, sono ingrassata di dieci chili. Dopo una decina di minuti, si è alzata, mi ha augurato una buona giornata e se n'è andata. Non le ho detto che ero sulla panchina perché non ce la facevo più a stare a casa. Stamattina mi pareva il momento giusto per discutere con il marito di quello che ci sta capitando. Eravamo soli, c'era tutto il tempo. Gli ho chiesto, ti sembra che possiamo andare avanti così, ha detto no. Vuoi che sia io ad andarmene, ha detto no. Teso, distante. Io a quel punto sono diventata patetica e gli ho chiesto una cosa tipo, dimmi solo se vuoi invecchiare con me, e il verbo invecchiare lo ha fatto irrigidire ancor più. Sono scoppiata a piangere, ho preso lo zaino e sono uscita. Il sole della panchina e la palestra mi hanno aiutata a rimettere insieme i cocci di me. Lui aveva il taxi per l'aeroporto all'una, io ho fatto con calma la spesa, non ci siamo incrociati. Ho continuato a sperare, ad aggrapparmi ai timidi ripensamenti che aveva dopo ognuna delle ultime crisi, ma mi sa che stavolta è davvero finita.

1 commento:

babalatalpa ha detto...

No, dai, in fondo nessuno dei due vuole che finisca.
Un abbraccio