venerdì 14 ottobre 2016

Tutto il nostro sangue

il titolo originale del debutto letterario di Sara Taylor è The Shore, cioè il nome di sperdute isole della Virgina che fanno da scenario alle vicende che spaziano nell’arco di due secoli, dalla fine dell’Ottocento alla fine del Duemila, ma è vero che in questo libro (tradotto per Minimun Fax da Nicola Manuppelli) di sangue ne scorre parecchio: si apre con una ragazzina che accoltella il padre dopo aver ucciso il ragazzo che insidiava la sorella e si procede con mariti che picchiano le mogli o danno loro fuoco, mogli che evirano i mariti, fino a comprendere un esaustivo inventario di violenze sulle donne e delle reazioni a queste violenze. È un romanzo che mette a dura prova il lettore, non tanto per la brutalità messa in scena (brutalità che appare insita nelle relazioni, quasi inevitabile) quanto per la sua struttura: tredici racconti che lo trasportano avanti e indietro nel tempo, facendo apparire e scomparire personaggi in vari momenti della loro vita, spaziando dall’uso della prima persona alla terza, alla seconda. Non mancano l’elemento magico  (un nonno che insegna ai nipoti a dirigere gli uragani, la figlia di un’indiana che cura con le erbe) e la distopia (nei capitoli ambientati nel nostro secolo si descrive una devastante epidemia e poi un ritorno a un’agricoltura primordiale). Si sente nella scrittura di Taylor (che nel suo sito si descrive come prodotto della Virginia e dell’homeschooling) l’urgenza di narrare e di sperimentare, di dar conto della molteplicità in cui siamo immersi. Ognuno dei suoi racconti contiene in sé abbastanza spunti per costituire il nucleo di un romanzo, ma la tessitura di Taylor è piena di buchi e il suo puzzle volutamente incompleto. Non è un caso che Chloe, la tredicenne che uccide il padre nel capitolo d’apertura, torni verso la fine nei luoghi della sua infanzia per cercare di saperne di più sui propri familiari e scopra una verità amarissima: quella descritta da Taylor è una lunga catena di soprusi. Alcuni individui si sottraggono a questa catena, coltivando l’amore per il proprio partner, la propria sorella, i propri figli, il proprio nonno, ma è l’umanità stessa che scivola verso l’imbarbarimento e le sperdute isole della Virginia sono un microcosmo che riflette il male del mondo. Un esordio inquietante e promettente. E lei come sarà? Come sarà incontrare Sara Taylor lunedì prossimo?

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