sabato 19 novembre 2016

Animali notturni


mi aveva molto turbato Tony & Susan, il romanzo di Austin Wright, pubblicato da Adelphi nel 2011 e Animali notturni, il film tratto ora da quel libro da Tom Ford, mi ha fatto di nuovo soffrire. Ford mantiene le linee principali della vicenda: una donna che riceve un manoscritto dall’ex marito che non sente da vent’anni e rimane sconvolta di fronte alla storia di Tony, un uomo che assiste impotente al massacro di sua moglie e sua figlia di notte da parte di quattro balordi in una strada deserta. Di suo Ford ci mette il lavoro di Susan, artista e gallerista di successo; il rimpianto per quell’amore buttato via e lo sconforto per il marito che la tradisce erano già nel romanzo. Susan e Edward si conoscevano da ragazzi e lei l’aveva sposato conquistata dal suo idealismo e desiderosa di smentire la profezia della madre, secondo cui si sarebbe stancata di uno spiantato aspirante scrittore. Il matrimonio era finito presto e ora la Susan ricchissima e solissima che si ritrova tra le mani lo splendido e terrorizzante romanzo di Edward entra in un vortice di ripensamenti. Quello che l’ex marito ha messo in scena è la propria inermità: di fronte a dei bruti, che per puro divertimento violentano e uccidono, un uomo perbene non ha nulla da opporre. Il dolore che Susan ha inflitto a Edward ha dato origine a un’opera d’arte, mentre l’arte che lei realizza e vende a caro prezzo è pura ributtante esteriorità. Una bellissima lettura quella che Tom Ford ha fatto dell’opera di Wright, sostenuta da grandi interpreti (tra cui spiccano i due protagonisti Amy Adams e Jake Gyllenhaal) e dalla stessa perfezione formale del suo primo film A Single Man.

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