martedì 22 novembre 2016

da Emanuele


non ci vedevamo da un sacco di tempo, ci siamo frequentati solo per un breve periodo da studenti all'università: a quell'epoca mi sembrava molto bello con i suoi grandi occhi e i capelli ricci e molto colto (non c'era libro di cui non potesse parlare distesamente anche senza averlo letto; che barasse con garbo ci ho messo del tempo ad accorgermene). Trent'anni dopo è più arruffato ma conserva il suo fascino svagato: al telefono quando lo chiamo per intervistarlo su Berto mi dice, perfetto, vieni da me così mi dai un parere sul parquet da mettere in casa. E in effetti mi accoglie con un listone di legno scuro in mano e s'impensierisce quando gli dico che è molto marrone. C'è un cagnetto giallo che mi fa un sacco di feste. Emanuele vuole che lo rassicuri sul suo aspetto e poi partiamo con l'intervista: è perfettamente a suo agio, guarda in camera e potrebbe andare avanti per ore. Di me vuole sapere solo se ho ancora un marito e concorda sul fatto che i cinquant'anni per i maschi sono una bella botta. Strana sensazione quella di ritrovare una persona nel punto esatto in cui l'hai lasciata: egocentrica ma a suo modo gentile e capace per un attimo di mettere a fuoco il suo interlocutore (dopo un attimo l’incanto finisce, potrebbe aver davanti chiunque, basta che lo stia a sentire). E strano anche incontrare il personaggio di un libro: l'avevo appena visto materializzarsi tra le pagine del romanzo di Chiara Gamberale e vedermelo davanti in carne ed ossa mi ha fatto abbastanza impressione. Mi ha regalato il suo ultimo libro con dedica. Intervista interessante sotto molti punti di vista.

Nessun commento: