mercoledì 30 novembre 2016

la lingua bloccata

stamattina avevo appuntamento con Alessandro alle dieci a Roma Tre. Dovevamo fare quattro interviste prima di un convegno su Bob Dylan e il premio Nobel. Lui prima si è mosso con ritardo, poi ha sbagliato indirizzo. Ormai ho imparato a conoscerlo e non mi sono fatta prendere più di tanto dall'ansia. Le prime tre interviste sono andate lisce come l'olio; l'ultimo interlocutore lo sono andata a pescare nell'aula già piena di studenti qualche istante prima che cominciasse il dibattito. Lo abbiamo microfonato in corridoio: doveva essere la voce critica, aveva profetizzato su un giornale conseguenze nefaste per il Nobel a Dylan. Gli ho fatto la domanda, mi aspettavo una replica veloce. Ha detto di aver bisogno di concentrarsi un attimo. Lo abbiamo aspettato. Ci ha lanciato uno sguardo di puro terrore. Non ce la faccio. Si è tolto il microfono. Loro stanno cominciando e io, qui fuori... Ha aperto la porta dell'aula ed è sparito verso la cattedra. Alessandro non riusciva a capacitarsi di questa reazione. Chissà se, con un po' di calma, avremmo avuto la nostra risposta. Della serie: anche i professori s'impanicano.

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